Tombe angioine nel Duomo di Napoli

tomba di Maria d'Ungheria in S.M. Donnaregina

IMG_2508Da testimonianze di storici cinquecenteschi sappiamo che nella Cattedrale di Napoli dovevano originariamente trovarsi delle sepolture angioine collocate nella zona presbiteriale, dietro l’altare maggiore. Non è una novità che nel ’300 i sovrani angioini scegliessero come luoghi per le sepolture le chiese di nuova fondazione della città di Napoli, che alla fine del secolo precedente era diventata la capitale del Regnum Siciliae sotto Carlo II d’Angiò.

Tra le chiese privilegiate vi sono Santa Chiara, fondata da re Roberto e sua moglie Sancia di Maiorca a partire dal 1312 e consacrata nel 1340; prima ancora, Santa Maria Donnaregina, con la tomba di Maria d’Ungheria; San Lorenzo Maggiore, dove oggi è ancora visibile la tomba di Caterina d’Austria, prima moglie di Carlo di Calabria, e dove doveva trovarsi la tomba di Ludovico, figlio di Roberto e Violante d’Aragona, morto bambino nel 1310; e ancora San Domenico Maggiore, in cui dovevano trovarsi le tombe di Giovanni di Durazzo e Luigi di Taranto, figli di Carlo II d’Angiò, smantellate nel XVI secolo.

Le tombe collocate in Duomo furono smantellate nel corso del Cinquecento, e alla fine del secolo il viceré di Napoli, il Conte d’Olivares, restituì loro memoria affidando a Domenico Fontana un nuovo allestimento sulla controfacciata del Duomo.

La storia di queste sepolture è assai complessa. Per capire le vicende che coinvolsero le tombe angioine bisogna precisare la loro appartenenza. Non erano tombe qualunque, ma appartenevano a membri importanti della dinastia angioina.

La prima, di Carlo I d’Angiò (morto nel 1285), fratello del re di Francia Luigi IX, capostipite della dinastia angioina di Napoli, sconfisse Manfredi, figlio di Federico II, e uccise l’ultimo discendente della dinastia degli Hohenstaufen, Corradino, per poi essere incoronato re del Regnum Siciliae nel 1267;

la seconda, del nipote di Carlo I, Carlo Martello (morto nel 1295), primogenito di Carlo II e dunque erede al trono del Regno di Napoli, oltre che d’Ungheria;

la terza tomba, della moglie di quest’ultimo, Clemenza d’Asburgo (morta nel 1295, pochi mesi dopo il marito, forse di parto),per molto tempo confusa con quella della moglie di Carlo I, Beatrice di Provenza, la quale, anche se inizialmente fu sepolta in Duomo, ad un certo punto fu traslata in Provenza.

Non è dato sapere quale forma avessero queste tombe.

Con la perdita dell’Archivio Angioino di Napoli nel 1943 a causa di un incendio, poco possiamo ricollegare a tali sepolture. Un documento molto importante si è salvato, in quanto trascritto nell’Ottocento dallo studioso Schulz, che studiò a Napoli tra il 1830-40, e che offre informazioni utili per capire lo stato dei monumenti e altri eventi che successivamente al Trecento coinvolsero le tombe.

Il latino medievale del documento, datato 13 maggio 1333, è abbastanza chiaro: Roberto autorizza Sancia, tramite questa lettera, a utilizzare i redditi della terra di Somma per finanziare la realizzazione di nuove sepolture per suoi avi nel Duomo di Napoli. Ciò vuol dire che nel 1333 furono costruite nuove tombe, sicuramente monumentali com’era di moda all’epoca, con un baldacchino gotico, introdotto da Tino di Camaino quasi un decennio prima nella città partenopea.

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Tomba di Maria d’Ungheria in Donnaregina di Tino di Camaino, 1325

Non solo la forma delle prime tombe non è nota, ma anche la loro collocazione. Senza il sostegno di documenti, possiamo solo supporre che le sepolture dovessero trovarsi nella vecchia cattedrale, dedicata a Santa Restituta, forse in cappelle o nella zona presbiteriale: alla luce del documento datato 1294, sappiamo che da pochissimo tempo erano iniziati i lavori della nuova cattedrale, e appare impensabile, dunque, che le tombe dei sovrani, anche quelli morti nel 1295, si trovassero nella tribuna della nuova cattedrale, che all’epoca doveva essere un cantiere a cielo aperto.

Dando quindi per vero che le tombe fossero di tipologia semplice e che dovevano essere collocate nella vecchia cattedrale, è sicuro che ad un certo punto, nel 1333, Sancia commissionò nuove tombe monumentali per i sovrani angioini in Duomo; forse, incrociando i dati e le informazioni che ci tramandano gli storici del ’500, proprio allora i sepolcri furono trasferiti nella zona presbiteriale della nuova cattedrale, dove le videro Pietro de Stefano (1560 circa) e Giovanni Antonio Summonte. Quest’ultimo, all’inizio del Seicento, dà testimonianza di uno stato delle cose completamente modificato.

Naples-Duomo-Santa-RestitutaSanta Restituta

 

 

 

 

 

 

 

Emanuela Esposito

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