La rosa nell’arte

Sir Lawrence Alma Tadema, "Le rose di Eliogabalo", 1888, collezione privata

In occasione del mese di Maggio, considerato il “mese delle rose”, attraverso alcuni post, vorrei provare ad illustrare il significato che questo fiore, di volta in volta e anche in base al contesto artistico e storico, assume nelle opere d’arte.

Da sempre, nell’immaginario collettivo, la rosa è associata a diversi significati simbolici: può rappresentare, in base al colore, la passione amorosa, la purezza, la vanità, la bellezza, la decadenza o la morte. La rosa nell’arte è simbolo dell’amore che trionfa, è legata al mito di Venere e Adone, indica i martiri cristiani e le loro sofferenze, la rosa bianca simboleggia la purezza delle vergini.

La prima opera che andrò ad illustrare è “Le rose di Eliogabalo” di Sir Lawrence Alma Tadema, eseguita nel 1888 dall’artista olandese naturalizzato inglese.

Vi è rappresentato un  avvenimento preciso, riportato così dall’Historia Augusta:

“Eliogabalo sommerse i suoi ospiti, sdraiati sul triclinio mobile, con viole ed altri fiori, così che alcuni, non riuscendo a liberarsi, morirono soffocati” (Historia Augusta, XXIX libro)

Sesto Vario Avito Bassiano fu il primo imperatore romano di origine orientale, discendente di Settimio Severo e sacerdote del Dio Sole, perciò detto Eliogabalo (El-Gabel). Egli salì al potere all’età di quattordici anni; era bello, di una bellezza quasi femminea, amava vestirsi di tuniche sacerdotali in seta alla maniera orientale, era solito indossare ricchissimi gioielli e preziose tiare  sul capo, usava cospargere di fiori i banchetti e i triclini per poi passeggiarvi sopra. Ed è proprio a causa di quest’ultima stravagante abitudine che, durante uno dei suoi banchetti, la festa si trasforma in tragedia: Eliogabalo fa “piovere” dal finto soffitto tantissimi fiori, così tanti che alcuni degli invitati muoiono soffocati.

Sir Lawrence Alma Tadema, "Le rose di Eliogabalo", 1888, collezione privata
Sir Lawrence Alma Tadema, “Le rose di Eliogabalo”, 1888, collezione privata.

Alma Tadema riporta sulla tela un’atmosfera sensuale, lussuriosa ed edonistica: in primo piano vengono mostrati gli ospiti del banchetto, vestiti in modo elegante, sommersi già dai petali di rosa, petali che occupano gran parte del dipinto; in secondo piano, steso sul triclinio, Eliogabalo osserva impassibile la scena che si svolge dinanzi a lui. Accanto a lui ci sono la nonna, Giulia Mesa, la madre, Giulia Soemia e la moglie. Sulla destra, in basso, con una colonna marmorea a fargli da sfondo, c’è un giovane biondo che guarda intensamente l’imperatore: è il suo amante.particolare

 

 

 

 

In primo piano, una donna fissa lo spettatore con uno sguardo serio e che sembra anche un po’ triste. Regge in mano un melograno che, per gli antichi romani, era un frutto associato alla morte, poiché venne mangiato da Proserpina prima della sua discesa negli Inferi.

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In alto, dominano la scena una suonatrice di flauto doppio, cinta da un drappo maculato, e una statua di Dioniso e Ampelo, ispirata ad un originale conservato ai Musei Vaticani.

Alma Tadema, oltre che a rendere con sapiente maestria i costumi, i tessuti, i gioielli, gli arredi, i marmi e i colori che rapiscono inevitabilmente l’occhio dell’osservatore, si dimostra abilissimo nel ritrarre il momento “sospeso” che precede la consapevolezza del tragico epilogo: Eliogabalo e i privilegiati sono colti di sorpresa eppure mostrano indifferenza, gli ospiti si vedono inondati dai petali ma nessuno tenta di liberarsi. Perché temere una cascata di fiori così morbidi e profumati?particolare4

 

Alma Tadema sostituisce i fiori di “viole e altri fiori” del racconto dell’ Historia Augusta con dei petali di rose e non lo fa a caso: in epoca vittoriana, infatti, questo fiore simboleggiava la bellezza e la sensualità ed anche la corruzione e la morte.

Questo grande capolavoro, uno dei più conosciuti ed apprezzati dell’artista, mostra si l’interesse per l’antico ma è anche utilizzato per accostare il declino dell’Impero romano a quello dell’era vittoriana. Per Alma Tadema la citazione dell’antico diventa un’occasione per riflettere sulla società a lui contemporanea e per rappresentare, attraverso i “modelli” antichi, le contraddizioni e le complessità del presente.

Senza questo approfondimento storico, “Le rose di Eliogabalo” ci sembrerà solo una dimostrazione di abilità tecnica e non,come è, anche una riflessione sulle epoche, una viva connessione tra passato e presente.

 

Eleonora De Falco

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